La passione continua: meet you Marco Ambrosi
Marco Ambrosi, nato nel 1959 nello Zaire, fin da piccolo è preda dell’amore per le immagini.
A vent’anni inizia a lavorare come fotografo di architettura, quindi esplora nuove forme di espressione e si specializza in still-life e immagini surreali.
Ha per molto tempo lavorato solo in campo pubblicitario, coltivando varie passioni: letteratura, musica, pittura, cinema, grafica. Fra i primi in Italia ad essere affascinato dalle potenzialità dei programmi di grafica e fotoritocco, ha legato la sua reputazione all’abilità nel creare effetti speciali.
Le sue collaborazioni sono richieste in prevalenza da committenti dei grandi centri dell’economia, ma preferisce lavorare nella sua città dove ha creato con altri professionisti Officina delle Nuvole, una rete di professionisti della comunicazione che si occupano di calligrafia, copy-writing, fotografia, musica, gastronomia, relazioni pubbliche.
Con il tempo l’amore per le immagini patinate si è stemperato, per trasformarsi in un vivo interesse per l’uomo e le sue culture, esplorate e raccontate in forma di serie. Questa evoluzione ha ulteriormente stimolato il suo interesse per le arti, e con questo la sua voglia di relazione e scambio. Da questa nuova combinazione sono scaturite fruttuose ibridazioni con altre discipline come la calligrafia, il suono e la musica, l’animazione e il montaggio, la danza.
Iperattivo sperimentatore, Marco dedica grande impegno ed importanti energie alla ricerca artistica, realizzando progetti che gli sono valsi mostre, pubblicazioni e riconoscimenti, in Italia e nel mondo.
E il resto su di lui su http://www.marcoambrosi.it
Questo il suo contributo:
Sono fotografo, non sono di primo pelo, molti miei coetanei si chiedono dove trovi la voglia di provare tutto quel che mi capita sotto mano. In realtà non lo so, sono sempre stato uno sperimentatore e poi sono ben lontano dal fare TUTTO quello che vorrei: le giornate sono corte e piene di altri impegni, sono sempre in ritardo sul ”progresso”.
Fra i primi ad usare un computer per produrre le mie immagini, quando Photoshop era alla versione 2.0, sono forse stato anche uno dei primi a stufarsi di lavorare molto di più per rifinire le immagini che per scattarle.
Ora sono alla ricerca di soluzioni tecniche e visive che siano le più leggere possibile, in questo periodo sto sperimentando con un iPhone, un 3G, una sorta di macchina d’epoca che però, rispetto alle più sofisticate camere professionali, è di una semplicità immensa: hai tempo per farti venire delle idee..
La rete ha cambiato totalmente il modo di lavorare dell’intera categoria dei pubblicitari: sicuramente in peggio e in qualche caso in meglio. Il peggioramento deriva dalla contrazione dei tempi di produzione, che da semplice vantaggio si è trasformato in un mito pericoloso: qualunque cosa non prodotta istantaneamente è ”sbagliata”.
Questo ha ucciso la professionalità artigianale di alta qualità: solo pochissimi hanno la fortuna di essere pagati quanto merita la quantità di lavoro che il loro prodotto richiede. Quindi o vivono male, o hanno cambiato modo di lavorare.
Se cambiare significa fare le stesse cose di prima con meno soldi e più in fretta, oltre un certo limite – molto basso – è un suicidio. Sarebbe come tentare di battere i cinesi sul prezzo.
Nel mio caso cambiare ha significato abbandonare l’idea che la domanda preceda sempre l’offerta: se prima aspettavo che qualcuno mi chiamasse per lavorare, ora spesso sono io a creare le condizioni per ”produrre valore”.
Questo è il mezzo bicchiere pieno della rete: soprattutto i social-network, nelle loro più svariate forme, hanno generato forme di relazione e di produzione che prima erano impensabili ed ora sono ineludibili.
Se prima per trovare nuovi clienti potevi/dovevi visitarli uno ad uno con un portfolio cartaceo, e se i tuoi interlocutori erano tutte aziende o agenzie di pubblicità, ora hai una platea enorme di potenziali clienti/collaboratori/intermediari che puoi raggiungere con un adeguato lavoro di connessione.
Non è che si faccia meno fatica, anzi… se ne fa molta di più, e per molti versi io rimpiango i tempi in cui la realtà era meno complessa. Ma è anche vero che mi si sono aperte strade cui prima mai avrei pensato.
Per esempio sono riuscito ad integrare cose che prima vivevano in mondi separati pur essendo basate sulla stessa tecnica: lavoro commerciale, ricerca artistica, impegno sociale.
Ora la rete permette questo, e pur se costa fatica, ripaga con molte soddisfazioni.

Yulia 23:22 on 7 ottobre 2010 Permalink |
Il posizionamento in ricerca di Google diventa sempre più complicato, non è difficile salire nei resultati di ricerca, il difficile è trovare il contenuto giusto e interessante. Anche io sono apassionata di internet…