L’affascinante mondo del posizionamento ruota intorno ai meccanismi di spider, motori di ricerca, Google and friends, algoritmi impazziti. Ma trovo ancor più affascinante l’attore fondamentale di questa immensa attività: l’utente che cerca. Tutto il lavoro dei Seo finisce e inizia nella mente del navigatore.
Le statistiche e il materiale offerto da Google (tanto per citare la killer application nella categoria) è utilissimo ma le domande principali sono “Cosa cercherà l’utente?” e “Come esprimerà la sua ricerca?“: con quali parole, in quale ordine, dando peso a quali sostantivi?
Trovare risposte esaustive a questi quesiti non è affatto banale.
La prima riflessione del Seo/Sem deve allora essere alla comprensione del navigatore.
Entrare nella sua mente:
- Immaginare la giusta formulazione della query di ricerca (“creazione siti internet” o “siti internet” o “web agency”?)
- Soppesare e valorizzare i termini più utilizzati e significativi: per questo scopo Google Trends o OuvertureIpossono essere davvero preziosi
- Interpretare il corretto registro linguistico ed espressivo (un teenager, una donna in carriera, un 60enne in pensione si spiegheranno in modo molto diverso)
- Creare landing page che accendano ulteriormente l’interesse del “cercatore”: anche qui i termini e i concetti andranno spiegati e calibrati con grande attenzione
- Sintonizzare il linguaggio del nostro sito web sul target prevalente
- Non solo testo: utilizzare video, immagini e multimedialità in senso lato per essere ancor più efficaci ed immediati
Lo so, è una visione “umanistica” del posizionamento.
Meno tecniche e tips&tricks, più contenuto e sintonia con l’utente.
Ci stiamo relazionando però con un pubblico di navigatori sempre più experienced e consapevole delle dinamiche di Rete.
La prossima generazione sarà ancor più Web oriented. Con questo pubblico non serviranno molto i trucchi: i webmaster, i wed design e i content dovranno offrire qualità e interesse principalmente sul piano del linguaggio e dell’originalità.
Le keywords saranno qualità, rapidità, coinvolgimento.
E ora che si fa?