Si sta parlando in modo esteso di Long Tail nelle ultime settimane, complice la visita in Italia di mister Chris Anderson, profeta del concetto e direttore di Wired.
Il concetto di “Coda Lunga” non è particolarmente nuovo ma, alla luce delle evoluzioni del Web, si sta dimostrando estremamente attuale.
La Long Tail è la rivincita di quell’ 80% che Pareto aveva messo in secondo piano:
l’80% dei risultati dipende dal 20% delle cause (fonte Wikipedia)
che graficamente possiamo esprimere come

fonte: The Long Tail.com
dove naturalmente il 20% è rappresentato dall’ area rossa, l’80% dalla gialla.
Il concetto ben descrive il mercato di massa: pochi prodotti rappresentano il core business e costituiscono lo zoccolo duro delle vendite. Gli altri vanno a saturare una domanda più frammentata: tanti prodotti diversi (o varianti di prodotto) che singolarmente vengono però venduti in quantitativi limitati.
Piccole quantità, grande varietà e domanda mirata: stiamo naturalmente parlando di mercati di nicchia.
Immaginiamo allora la sezione rossa come la massa, quella gialla come nicchia.
E arriviamo a capire il concetto di Long Tail: i mercati di nicchia non possono essere più redditizi? La loro somma non può portare risultati pari alle revenues di massa?
La Coda Lunga ha anche altre implicazioni che non vado ad analizzare per entrare meglio nell’argomento di questo post.
Long Tail e posizionamento
La Long Tail riguarda da vicino il Web Marketing e l’attività Seo.
Il posizionamento di un sito è legato al numero e alla qualità di visite portate dalle keywords a partire dai risultati dei motori di ricerca.
Possiamo identificare delle core keywords: le parole chiavi più pertinenti e vicine al business/attività del sito.
Un esempio ci aiuta a capire meglio.
MX eroga prestiti on line. Gli utenti/clienti dovrebbero essere soprattutto visitatori veicolati dai motori di ricerca: navigatori che hanno cercato “prestiti online“/ “prestiti personali” e sono giunti sulle pagine del sito. Queste sono le ipotetiche core keywords di MX.
Le core keywords, singolarmente, rappresentano i punti d’entrata quantitativamente più utilizzati.
Ma quante possono essere le core keywords di un’ attività? Certamente non molto numerose: non possiamo pianificare una campagna di web marketing/posizionamento utilizzando un set di keywords eccessivamente ampio. E’ una dispersione di forze.
(come giustamente sottolineava Riva in questo post).
Non si vive però solo di core keywords. Esistono (definiamole così) le niche keywords, le parole chiavi di nicchia.
Sono molto numerose (virtualmente infinite) ma singolarmente possono portare anche una sola visita.
Per il nostro esempio, le niche keywords possono essere “prestiti personali pensionati verona” o “prestiti per autonomi protestati”, solo per immaginarne alcune.
Le niche sono difficili da pianificare e gestire, quasi ingestibili se vogliamo prevederne il ROI.
Insomma, inutilizzabili: non possiamo prevedere centinaia/migliaia di parole chiave.
Le niche keywords sono basate sulle individuali esigenze dei clienti/consumatori e costruite in modo univoco sul singolo:
- bisogno informativo
- esigenza di azione
- competenza lessicale
e le varianti possibili sono incalcolabili.
Il posizionamento non può lavorare sulla long tail: deve concentrarsi sulle core keywords.
Peccato però: le niche keywords portano visitatori profilati, con domande molto precise a cui potenzialmente potremmo essere in grado di dare risposta e garantirci quindi un cliente in più.
Il posizionamento deve lavorare sulle niche keywords.
E siamo in empasse.
Invece no. Si può lavorare sulle core keywords e contemporaneamente creare il contesto giusto per le niche keywords.
La condizione necessaria è creare contenuti estremamente pertinenti e targetizzati. E ovviamente ottimizzati in ottica Seo.
Quantità e qualità insieme. Ma fin qui è banale e non basta ancora.
Poi serve un weblog:
- i blog “ottimizzati” creano sostanziosi archivi di contenuti/informazioni altamente profilati
- i motori di ricerca amano i blog
- i blog ricevono commenti e i commenti rappresentano ulteriore contenuto profilato e targetizzato
Noi creiamo il contesto perchè il blog sia informativo e “ricco”, offra soluzioni agli utenti e raccolga i loro commenti.
Se ottimizziamo bene, al resto ci pensano i motori di ricerca.
L’ esperienza me lo mostrato in modo molto evidente.
Cito i numeri di un caso reale:
in 30 giorni 3.728 visite provenienti da 2.775 parole chiave, di cui solo 42 hanno hanno portato singolarmente più di 6 visite
E il Roi aumenta nettamente in zona niche keywords
Long Tail, posizionamento, blog: che ne dite?
E ora che si fa?